Viaggio in barca educativo: restare in comunità anche in mare
- 3 giorni fa
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Si è concluso il primo viaggio in barca del progetto Rotte di crescita, un’intera settimana in mare che alcuni ospiti della Comunità Terapeutica Pinocchio di Nuovo Cortile e di due servizi di Comunità Fraternità hanno vissuto insieme all’associazione I Tetragonauti. Un’esperienza educativa intensa, nata da un precedente percorso di preparazione e destinata a continuare anche dopo il rientro.
L’esperienza della barca, per me, è stata un’esperienza che mi ha fatto molto ragionare…
Sono le parole di Albert, uno dei ragazzi della CTP che ha partecipato al viaggio in barca a vela. Un viaggio che, fin dall’inizio, non è stato pensato come una vacanza, ma come una tappa di un percorso.
Prima della partenza ci sono stati incontri, momenti di preparazione, domande condivise. Poi è arrivata la barca, con i suoi spazi stretti, le regole, gli imprevisti, la necessità di collaborare. E ora, dopo il rientro, resta il compito di rileggere ciò che è accaduto: che cosa questa esperienza ha lasciato, che cosa può aiutare a continuare il proprio cammino in comunità.
Un viaggio in barca educativo, non una vacanza
La proposta de I Tetragonauti si presentava attraverso un’immagine molto efficace: quella di una comunità itinerante.
Per i ragazzi della CTP, uscire fisicamente dalla comunità di via Paradello non significava interrompere il percorso comunitario. La comunità continuava in barca. Cambiavano il luogo, il ritmo, il paesaggio, ma non venivano meno il lavoro su di sé, le relazioni, le responsabilità.

Albert lo racconta così:
Mi ha fatto capire che si può stare in compagnia senza stare in ambienti poco sani. Si possono condividere giornate e relazioni senza che ci siano in mezzo sostanze.
È uno dei punti più preziosi di questo viaggio in barca educativo: scoprire che la compagnia può essere buona, che si può stare insieme in modo diverso, che le relazioni possono diventare uno spazio di libertà e non di dipendenza distruttiva.
Autonomia, regole e dipendenze buone
In barca è emerso anche un altro aspetto importante: autonomia non significa fare tutto da soli.
La barca funziona solo se ciascuno fa la propria parte. Tutti dipendono da tutti: dall’attenzione dell’equipaggio, dalle regole condivise, dal vento, dalle correnti, dalla capacità di affrontare gli imprevisti senza scoraggiarsi. È una dipendenza diversa, buona, che non imprigiona ma sostiene.
Anche Damiano, un altro ragazzo della CTP, ha raccontato la forza del gruppo:
Abbiamo creato un bel gruppo affiatato tra noi ragazzi, all'inizio sconosciuti ma con molte cose in comune. Abbiamo superato diversi imprevisti senza mai abbatterci e con spirito di squadra.
La settimana in barca ha reso concreto ciò che ogni percorso educativo prova a custodire: la possibilità di conoscersi senza fermarsi alla prima impressione, di affrontare i problemi, di scoprire che chiedere aiuto non è una sconfitta e che “non sempre arrangiarsi da soli è la miglior scelta”, come ha scritto ancora Albert.
Per Damiano è stato anche “un viaggio che mi ha fatto ragionare molto sulle mie potenzialità e abilità”.
È questo il cuore dell’esperienza: non una parentesi lontana dalla vita quotidiana, ma un’occasione per guardare sé stessi in modo nuovo. La barca è diventata un luogo educativo, una comunità in movimento, uno spazio in cui sperimentare che insieme si può affrontare il vento, correggere la rotta e continuare il cammino.
Credits
Il viaggio in barca fa parte del progetto "Rotte di crescita", realizzato da Nuovo Cortile come ente capofila insieme a Comunità Fraternità, Fondazione Eris e la Parrocchia San Giacinto di Brescia.




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